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Training

Training. Sotto l’ombrellone è la parola che rassicura: “l’AI impara continuamente, più la usi più ti conosce, si aggiorna da sola”. Suona così sensato che nessuno lo verifica.

L’altra volta abbiamo completato l’attrezzatura: il messaggio, gli strumenti, i loops. Ora è il momento di aprire il cofano e guardare nel motore.

Training (e la sua data di scadenza, il cut-off).

Il mito racconta di un AI che cresce con te. La realtà è più fredda: il training è un evento del passato. Il modello ha letto una fetta enorme di mondo, una volta sola, a un costo mostruoso. Poi si è sigillato.

Immagina uno studente che ha letto una biblioteca sterminata, fino al giorno del diploma. Poi ha chiuso i libri per sempre. Quel diploma ha una data: il cut-off. Tutto ciò che è successo dopo, per lui non esiste.

Il modello di AI che usi oggi è quella fotografia. Cieca in due direzioni. In avanti nel tempo: la notizia di ieri non c’era. E verso di te: la tua azienda, i tuoi clienti, il tuo stile. A meno che tu non sia un personaggio pubblico, nella biblioteca non ci sei. Non ha dimenticato. Non ha mai saputo.

Qui arriva la parte che sotto l’ombrellone non dice nessuno. Dove non sa, il modello non tace: riempie. Chiedigli della tua azienda e ti risponderà con qualcosa di plausibile, fluido, inventato. Su questo torneremo, perché merita un post tutto suo.

“Ma è uscita la versione nuova, ha imparato!”. No: qualcuno ha scattato una fotografia nuova, con una data nuova. Tra uno scatto e l’altro, il modello che usi resta fermo.

L’arma da portare a casa: il modello sa tutto del mondo fino a una data, e niente di te. Il tuo compito, per usare l’AI con efficacia è non lasciargli il vuoto.

Resta una domanda legittima: allora perché ChatGPT sembra ricordarsi di me? Bella domanda. È il trucco più elegante di tutta l’architettura.

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