Nell’articolo precedente ho scritto che invece di aspettare la soglia conviene governare quello che ci cambia già da lunedì. Sotto l’ombrellone però il conto l’hanno già fatto, e finisce sempre allo stesso posto.
Reddito universale.
Il ragionamento fila liscio. L’AI produce in un attimo quello che noi produciamo con tempo e fatica. Quindi la roba abbonda. Quindi ce n’è per tutti. Quindi ci daranno un reddito, e vivremo meglio lavorando meno.
Non è la prima volta che si pensa così. Nel 1930 Keynes previde che grazie alla tecnologia i suoi nipoti avrebbero lavorato quindici ore a settimana. Le quindici ore non le ha viste nessuno.
Di economia non campo, quindi da qui in avanti mi appoggio a chi ne sa più di me. L’errore non è nell’ultimo passaggio, è nel terzo. Abbondanza e ricchezza non sono la stessa cosa. Ricco significa avere qualcosa che gli altri non hanno. Non rendi tutti ricchi rendendo tutto abbondante.
Sei al mare? Sei nel posto giusto per verificarlo. Il mare è gratis e infinito, ce n’è per chiunque, e non ha mai reso ricco tutti. Il lettino in prima fila costa il doppio di quello in quarta, ed è lo stesso lettino. Abbondanza e scarsità convivono sotto lo stesso ombrellone da sempre, e il prezzo sta tutto da una parte sola.
L’economia non studia l’abbondanza, studia la scarsità. Alex Imas, che insegna economia comportamentale alla Booth di Chicago, la gira così: la domanda giusta non è cosa diventerà gratis, è cosa resterà scarso. Quando l’AI rende gratis qualcosa il valore non evapora, cambia indirizzo. Si sposta su ciò che non si replica. Il tempo di una persona vera, che resta di ventiquattro ciascuno. L’energia e il calcolo, perché il pensiero della macchina si paga in corrente. La fiducia, che in un mondo pieno di roba plausibile diventa rara. E la responsabilità, cioè qualcuno che decide e ci mette la faccia.
Resta la domanda che sotto l’ombrellone non si fa mai. “Il valore prodotto dall’AI sarà distribuito.” Rileggila: è una frase in forma passiva, e il passivo serve a non dire chi. Non serve immaginare un cattivo. Il valore prodotto dal capitale va al capitale, come l’acqua va in basso.
Daron Acemoglu ha vinto il Nobel per l’economia nel 2024 studiando come nasce la ricchezza delle nazioni, e in *Potere e progresso* scrive che il progresso tecnico non porta da solo prosperità diffusa: l’ha portata, in due secoli, solo dove ha trovato un contrappeso abbastanza forte da costringerlo. La distribuzione non è la traiettoria naturale, è una deviazione. E per deviare serve un motore: contratti, tasse, governi. Quel motore oggi pesa meno delle corporate che possiedono le macchine.
Come andrà a finire non lo so, e chi lo dà per scontato, in un senso o nell’altro, sta facendo le previsioni del tempo da spiaggia. Persone serie la pensano in modi opposti, e hanno argomenti veri da entrambe le parti.
Ma la domanda da portarsi a casa non è come divideranno l’abbondanza.
È cosa resterà scarso. E chi ce l’ha già in mano.
