«Il prompt l’ha scritto il nostro esperto di AI. Adesso basta impacchettarlo e il prodotto è fatto.»
A dirlo è Tecla, che in azienda ha in mano la tecnologia, la maschera da snorkeling sulla fronte da stamattina: l’attrezzatura è sempre pronta, il momento buono non arriva mai. A rispondere è Rocco, l’esperto dell’ombrellone accanto, che il passo dopo lo conosce già. «E allora è fatta. Ci metti sopra un bottone.»
Il POC era vero. Un prompt che analizza il progetto di una macchina: gli dai il progetto e in dieci minuti hai l’analisi che prima costava mezza giornata. Nessun trucco, nessuna demo preparata.
Poi quel prompt lo apri, per impacchettarlo, e vedi cos’è.
Dentro non ci sono soltanto domande. Ci sono regole. Se il materiale è questo, verifica quello. Non proporre mai quella soluzione sotto quella soglia. Che la somma torni. Scritte in italiano, in mezzo al resto, come si scrivono a una persona.
Ed è lì il malinteso della rivoluzione del linguaggio naturale: siccome possiamo descrivere qualunque cosa, crediamo di averla anche imposta. Una regola scritta in italiano non è un vincolo. È una richiesta formulata bene. Finché la strada giusta è anche la più probabile, ti obbedisce. Quando non lo è, ti risponde lo stesso — e ti risponde bene.
Poi uno ci aggiunge i guardrail, che sono altre frasi in italiano. Cioè desideri, scritti più forte.
Nel POC regge, e non regge per fortuna: c’è lui davanti allo schermo, uno a uno, che quello che non torna lo rifà senza nemmeno raccontarlo. Un processo ripetitivo davanti non ha nessuno. Gira la notte, sul progetto numero quattrocento, e non ha il turno dopo per rimediare.
Qui viene la parte scomoda per chi vende AI: il pezzo che manca non è AI. È informatica di base. Le soglie, i formati, l’ordine delle operazioni, cosa succede se un dato non c’è, cosa non deve uscire mai — sono if, tabelle, validazioni. Roba che sappiamo fare da trent’anni e che oggi non entusiasma nessuno, perché non si scrive parlando.
Il prompt resta, e resta dov’è imbattibile: la parte semantica. Leggere un capitolato, capire cosa chiede quel disegno, tirare fuori il senso da un documento che nessun programma avrebbe mai saputo leggere. È la cosa che prima non potevamo fare, ed è enorme.
Tutto il resto si scrive in codice, dove una regola è una regola. Codice che decide, prompt che capiscono: messi insieme hanno un nome, si chiamano agente.
Non si impacchetta un prompt. Si impacchetta un processo, e dentro ci si mette un prompt.
