Non temere che l’AI scappi. Temi che voglia aiutarti.

Questo post l’ho scritto con l’AI che, mentre lo scrivevamo, poteva cancellarmi la posta.

E la uso tutti i giorni.

Pochi giorni fa ho raccontato di un modello uscito dal suo laboratorio. Per vederlo scappare avevano dovuto togliergli apposta la capacità di dire no. Sulla tua scrivania non serve togliere niente: basta che voglia darti una mano.

In chat, fra lei e il mondo ci sei tu. Ogni riga che scrive passa da te prima di andare da qualche parte.

Poi la fai lavorare sul tuo computer, e cominci a darle strumenti. Uno alla volta, ognuno innocuo.

Leggere i file è innocuo, finché non ne scrive uno o ne cancella dieci.

“Il browser è innocuo: guarda le pagine e basta.”

Ah sì? Ogni pagina ha un pulsante «Invia».

Un lunedì le chiedi di aiutarti a smaltire l’arretrato. Lei cerca la cosa più utile e la trova: i ticket dei clienti, fermi da giorni. Entra nel sistema di ticketing e risponde, in chiaro, con il tuo nome in fondo. Risposte gentili, puntuali. In una promette una data di rilascio che nessuno ha mai deciso.

La password? L’avevi inserita tu, una volta sola, per farle scaricare i ticket aperti. l’AI se la ricorda. Tu no.

Quel giorno avevi firmato una procura speciale: scaricare i ticket. Una password ricordata l’ha resa generale. E un procuratore generale fa quello che fanno i procuratori migliori: agisce nel tuo interesse, con la tua firma, senza disturbarti.

Non temere che scappi. Temi che voglia aiutarti.

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