Le obiezioni all’AI sono paure travestite

Le obiezioni più frequenti quando si parla di AI in azienda:

“L’AI non farà mai bene come noi (me) oggi.”

“Il nostro settore è diverso…”

“Ah, ma allora saremo tutti indistinguibili !?”

“Aspettiamo che maturi…”

“Io ho la visione a 360, l’AI no.”

“Solo noi umani possiamo garantire i valori della nostra azienda.”

“Alla fine si perde più tempo di quello che si guadagna.”

A un orecchio distratto suonano persino sagge.

Sono costumi con cui ci si traveste. Chi li indossa spesso ci crede davvero. È in buona fede, ma in fondo ha solo una paura e la presenta in “giacca e cravatta”.

È normale e comprensibile. Sotto a ogni costume c’è un sentimento legittimo: il desiderio di proteggere quello che oggi funziona, la paura di non farcela a cambiare, il timore che il successo costruito in vent’anni si dissolva in sei mesi. Nessuna di queste cose si dice in riunione. Quindi si traveste. “L’AI non farà mai bene come noi” è il vestito di “ho paura di perdere la mia centralità”. “Aspettiamo che maturi” è il vestito di “spero che passi”. “Solo noi possiamo garantire i valori” è il vestito più formale di tutti.

Penso abbia senso pensare a questi costumi riflettendo su due verità.

La prima: l’AI è inevitabile. Non come slogan, come fatto. Se non la usi tu, la userà qualcun altro. Vale per i singoli, vale per le aziende.

La seconda, più importante: il tuo valore vero viene amplificato dall’AI, non cancellato. Quello che oggi fai bene a fatica, domani lo farai bene su scala.

E qui entra in gioco il CEO. Il primo lavoro è di lettura: riconoscere i costumi e dietro ogni costume la richiesta di sicurezza. Il secondo è portare tutti sulla stessa pagina del libro. La cultura è questo. Quando tutti leggono lo stesso paragrafo nello stesso momento, i costumi diventano scomodi da soli.

Le due coordinate disegnano una mappa. Su un asse la competenza individuale, sull’altro la trasformazione dei processi. La posizione vincente è una sola: governance, collaboratori e dipendenti allineati su entrambi gli assi. Cultura e processi nello stesso punto. In tutte le altre posizioni, qualcuno indossa un costume.

La tentazione è la rivoluzione. Cambiamenti grandi, annunci in board, deadline trimestrali. Ma immancabilmente la trasformazione che si annuncia non è la stessa che si costruisce. E davanti a un cambiamento dichiarato di questa portata, gli scettici hanno ragione: è un salto nel buio.

I costumi cadono con un cambio di cultura. Piccoli passi, contestuali, dove le persone vedono il proprio lavoro amplificato e non accantonato. Pagina dopo pagina, lette insieme.

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