Negli ultimi due anni ho parlato con tanti imprenditori, CEO e technical leaders che si chiedevano cosa fare con l’AI. Ho fatto proposte. Ne ho sbagliate parecchie. Mentre rifacevo, ho cominciato a vedere un pattern che non mi aspettavo.
Costruivo proposte solide sui contenuti. Sbagliavo perché non leggevo chi avevo davanti. Pensavo di parlare di AI con un imprenditore. Stavo parlando con un imprenditore che si stava sentendo entusiasta, o disorientato, o deluso, o sovrano, davanti alla nascente AI. Contesti di conversazione completamente diversi.
Sull’AI la decisione non passa dai numeri del business case. Passa dalla postura di chi decide. Lo stesso CEO che davanti a un’assunzione importante ragiona in un modo, qui ragiona in un altro. E quasi sempre non se ne accorge.
Succede perché l’AI non aveva una storia quando è arrivata. Il CEO era già CEO prima. Il technical leader era già technical leader. Il CFO anche. Tutti ruoli con un mestiere alle spalle, con anziani che ci erano passati prima. Sull’AI no. Ognuno se la sta cavando da solo.
La postura non si sceglie. Emerge quando la pancia parla prima della ragione. È istinto che pesca da esperienze risonanti, che con l’AI magari nulla c’entrano.
Le ho contate. Sette posture ricorrenti, sia in chi decide sia in chi costruisce l’offerta:
- Il Rinascimentale.
- Il Soddisfatto.
- Il Disorientato Onesto.
- Il Disorientato Silenzioso.
- Il Deluso.
- Il Sovrano.
- Il Pensatore di Processo.
Una è la mia. Una probabilmente è la tua. Una è quella del tuo CFO. Le stiamo usando tutti convinti di essere obiettivi.
Nei prossimi post le racconto una alla volta. Aneddoto vero, frase-tipo, punto cieco.
Comincia a chiederti quale sei.
