«Ci abbiamo caricato dentro trent’anni di progetti. Risponde a tutto.»
A dirlo è Tecla, che in azienda ha in mano la tecnologia, la maschera da snorkeling sulla fronte da stamattina: l’attrezzatura è sempre pronta, il momento buono non arriva mai. A rispondere è Rocco, l’esperto dell’ombrellone accanto, che la soluzione ce l’ha già. «E allora sei a posto. Butta dentro tutto e lascia fare a lei.»
È la richiesta che ci arriva più spesso, e non è ingenua: vi diamo tutto quello che abbiamo fatto, l’AI impara come lavoriamo e il prossimo progetto lo fa lei.
Se la conoscenza è lì dentro, perché non usarla?
Perché lì dentro non c’è una conoscenza. C’è un mazzo.
Mille progetti in una cartella sono mille carte a pari livello. Quello che ha fatto margine e quello che è costato sei mesi pesano uguale. Le revisioni vecchie stanno accanto a quelle nuove, e le contraddizioni ci sono sempre state: finché a leggerle era una persona, sapeva quale carta scartare senza accorgersi di farlo.
Poi c’è la macchina, e fa una cosa sola: cerca per significato. Non ha studiato i vostri progetti e non li ha messi in ordine.
Trova il pezzo che assomiglia di più alla domanda e lo porta, staccato da tutto il resto.
È un bibliotecario velocissimo. Non è un ingegnere con vent’anni di mestiere.
E la parte che pesa non è nel mazzo. Perché avete scelto quella soluzione e non l’altra. Quali vincoli aveva quel cliente e gli altri no. Cosa non si fa mai, e da quando. Non l’avete mai scritto perché non serviva scriverlo: c’era chi lo sapeva.
Settimana scorsa, altro reparto, stessa legge: il gestionale non imprimeva un metodo dove il metodo non c’era. L’AI non crea quello che non è mai stato scritto.
Questo modo di lavorare ha un nome, RAG, e la parola sta cominciando a girare. Una cosa sola conta: anche il giorno in cui aveste scritto tutto — vincoli, ragioni, stile — il RAG resterebbe quello che è. Pesca dal mazzo.
La strada non è un mazzo più ordinato, è un agente progettato: uno che sa dove guardare, in che ordine, e cosa non usare mai. La parola «agente» conta poco. Conta che quelle tre cose le ha decise qualcuno, una per una, prima di accendere.
Cominciate piccolo. Prendete l’ultimo progetto consegnato e scrivete una pagina sola: le tre decisioni che l’hanno determinato e da dove venivano — un vincolo del cliente, una cosa andata storta anni fa.
Quella pagina non va nella cartella. Va in mano a chi dovrà progettare la cosa che la userà.
Prima la conoscenza. Poi l’agente e poi, forse, la cartella.
