Dall’esterno sembrava una setta… e forse all’inizio lo era un po’.
Era il 2024, l’AI si era mostrata dirompente e volevo creare da subito cultura AI in IdeaTech, ma pronti-via, ho fatto l’errore classico. Ho pensato fosse utile spiegare quello che avevo scoperto, di spiegare l’AI. Sotto un nome “trendy” (Lunch with AI): riunioni, slide, demo. Io davanti, gli altri ad ascoltare. Il professorino.
Risultato: attenzione educata. Zero contagio.
Allora ho smesso di cercare chi dovevo convincere e ho iniziato a cercare chi non aspettava di essere convinto. Non i più alti in grado, non i più anziani. Solo quelli che già esploravano: fuori dall’orario, con tool che non offrivano ancora nessun ritorno misurabile, solo per capire. Quelli con la luce negli occhi quando se ne parlava.
Ci siamo messi insieme.
Da allora, ogni mese ci ritroviamo, ancora oggi… Nessun ordine del giorno. Ognuno porta quello che ha trovato, quello che ha provato, quello che non ha funzionato e quello che più l’ha affascinato. Tra un incontro e l’altro si sperimenta, rompe, adatta. Come un imbuto: entra rumore, escono principi.
Il gruppo si allarga lentamente. Entra chi dimostra passione prima ancora che competenza.
Non produce effetti di scala in un trimestre. Non ha una metrica pulita da mettere in un report.
O meglio: ha una metrica. Ma non è quella che ti aspetti.
Il KPI più importante sono i contrari che si convertono. Quelli che erano proprio contro l’AI. Che a un certo punto si siedono, provano, e diventano i supporter più convinti.
Non perché li abbiamo convinti noi. Perché hanno trovato da soli il motivo.
Quando succede, so che la cultura è reale.
