Il Sovrano

Sette posture davanti all’AI: Il Sovrano.

Una multinazionale della moda, nostra cliente, per i primi diciotto mesi ha bandito per definizione qualunque progetto AI. Il rischio di portare dati su server fuori controllo era considerato inaccettabile, e tanto bastava. Niente prototipi, niente sperimentazioni, neanche un pensiero teorico sul valore. Diciotto mesi senza un solo tentativo. Sono partiti comunque, dopo, ma con vincoli che oggi tengono l’AI generativa molto sotto quello che potrebbe dare. Hanno pagato il prezzo della prudenza assoluta. E lo pagheranno ancora.

Ma il Sovrano non è quell’azienda. È una postura, e quel divieto ne è solo un esemplare. La riconosci nello sviluppatore che dice: “le classi come le scrivo io non le scrive nessuno, quindi niente AI”. Nel professionista che difende il proprio mestiere e nell’AI vede solo l’erosione della sua expertise. Nell’azienda che chiama l’AI di terze parti “una cessione di know-how di cui non vedo i confini”. Ruoli diversi, lo stesso gesto: davanti a un’opportunità AI, la prima domanda non è “cosa posso guadagnare?”. È “cosa posso perdere?”. E spesso non si passa alla domanda successiva.

È comprensibile. Quando hai costruito un dominio, è naturale difenderlo. Vale per chi tutela i dati, per chi tutela un know-how, per chi tutela un mestiere. Vede sempre, prima, quello che potrebbe perdere.

Il punto cieco è che il Sovrano chiama prudenza il proprio fermarsi, ma prudenza non è. Si convince che vedere i rischi basti. Non basta. La prudenza vera sospende i rischi per un momento, guarda il valore, e solo dopo li rimette in gioco per ottenerlo. La sovranità non arriva mai al “dopo”.

Il Sovrano ha le difese alzate prima di aver capito da cosa si sta difendendo.

P.S. Dopodomani racconto Il Pensatore di Processo. Quello che dell'AI vede subito il sistema, non le persone.
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