Sette posture davanti all’AI: Il Soddisfatto.
Lo riconosci da una frase: “Per quello che facciamo, ChatGPT basta.” La dice l’imprenditore che ci butta dentro i contratti e legge la risposta. La dice il direttore che ci fa scrivere le mail e le trova migliori delle sue. La dice il professionista che ci ha sostituito tre ricerche su Google. Persone diverse. Stessa postura.
Ne ho incontrato un esemplare perfetto. Gli avevo parlato per quarantacinque minuti: agenti, mitigazione delle allucinazioni, struttura prima di intelligenza. Aveva ascoltato. Poi: “Noi i nostri documenti li buttiamo in ChatGPT e lei risponde. Risponde bene. Per noi è perfetta.”
Aveva ragione, per quello che vede. ChatGPT risponde, e la risposta passa il test del suo sguardo. Non è ingenuità: è osservazione onesta del risultato che ha sotto gli occhi.
Il punto cieco è quello che non vede, e non lo vede perché non lo cerca. Dei documenti che le ha buttato dentro, quanti ne ha letti davvero la macchina? Quando due file si contraddicono, quale ha preferito? Quando uno del suo team le ha chiesto la stessa cosa con parole diverse, ha avuto la stessa risposta? E se non l’ha avuta, qualcuno se ne è accorto?
Il Soddisfatto non si pone queste domande. Non perché non gli interessino. Perché finora non ha avuto modo, tempo, occasione di pensarle. La risposta gli sembra giusta, e finché gli sembra giusta non c’è motivo di scendere sotto.
È comprensibile. Nessuno verifica di continuo le cose che sembrano funzionare, soprattutto con un’azienda da mandare avanti. Ma è la più silenziosa delle sette posture: non si vede da fuori, e non si vede da dentro. Il Soddisfatto non sa di essere il Soddisfatto.
E qui sta la parte scomoda: un angolo di Soddisfatto ce l’abbiamo tutti. Su qualcosa, anche tu hai smesso di guardare sotto.
Il Soddisfatto è soddisfatto perché non ha ancora guardato sotto.
