Che AI ci serve?

Sette posture davanti all’AI. Oggi chiudo la serie con la prima domanda da farti.

Sette modi diversi di affrontare la rivoluzione dell’AI. Ognuna con un punto cieco. Una è la tua, oggi.

La prima domanda che devi farti sull’AI non è “che AI ci serve?”. È “come la sto vivendo io?”.

Perché la postura determina tutto. Determina cosa cerchi, cosa rifiuti, cosa non vedi. Determina chi chiami in azienda per parlarne. Determina cosa prometterai e cosa proteggerai. Determina anche quale fornitore sceglierai, e quale fornitore parlerà la tua lingua senza che tu te ne accorga.

Ti riconosci?

→ Con l’AI sei tornato a fare con le tue mani e con grande emozione qualcosa che amavi: Rinascimentale.
→ Quello che hai ti basta, e non ti sei chiesto cosa c’è sotto: Soddisfatto.
→ Ammetti a voce alta di non aver capito ed essere confuso: Disorientato Onesto.
→ Non hai affatto le idee chiare, ma non puoi dirlo: Disorientato Silenzioso.
→ Sei stato un early adopter dell’AI, è andata maluccio, e… “mai più!”: Deluso.
→ Il tuo cruccio sono i dati che transitano su server all’estero, la privacy: Sovrano.
→ Vedi AI come parte del sistema e stai cercando di trasferirla agli altri in modo strutturato: Pensatore di Processo.

Nessuna di queste è sbagliata. Ognuna è un punto di partenza onesto. E da un punto di partenza ci si muove: puoi già esserti spostato da una postura all’altra, o vivere in un misto di due. Io ho iniziato Rinascimentale al 100%. Poi sono migrato verso il Pensatore di Processo.

Il problema non è essere in una postura, e nemmeno cambiarla. Il problema è non sapere in quale sei. Perché quella postura, finché non la vedi, decide per te.

La domanda “che AI ci serve” arriva sempre dopo. Prima viene questa: “Da dove la sto guardando?”

P.S. Ci vediamo tra poco con l’articolo completo della serie. La mappa completa delle sette posture, e come tenerla in tasca.

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