watermark AI trasparenza

Adesso si vedrà chi scrive con l’AI

“Adesso si vedrà chi scrive con l’AI.”

Bene. Che si veda.

Anthropic ha annunciato che marca i testi prodotti da Claude con una firma invisibile: resta dentro il testo, sopravvive al copia e incolla, e serve a rispettare gli obblighi di trasparenza europei scattati il 2 agosto. Ne ho scritto a fine luglio, quando erano ancora una riga di regolamento. Adesso sono un’etichetta.

In pochi giorni è diventato il tema del momento, e il tono prevalente è l’allarme.

La preoccupazione è comprensibile. Chi scrive per mestiere teme di essere confuso con la macchina, chi scrive per lavorare teme di vedersi svalutare il risultato. È una paura legittima.

Ma un’etichetta dice quello che dice, non quello che temiamo che dica. Il watermark non certifica chi ha pensato. Certifica dove è passato il testo.

Sono due cose diverse, e ne conosciamo già una versione.

Sul retro di ogni iPhone c’è scritto: “Designed by Apple in California. Assembled in China”. Due righe, due mestieri, nessuna vergogna. Apple non ha mai nascosto la seconda: la tiene lì proprio perché è sicura della prima.

Il mio testo lo firmerei allo stesso modo. Proudly designed and created by me, written with AI.

Non è una scusa anticipata. È il contrario. Ti sto dicendo che quello che penso regge abbastanza da permettermi di raccontarti come lo produco.

Perché la parte che vale resta dove è sempre stata. L’AI non sa quale problema vale la pena affrontare. Non sa cosa ho visto in azienda martedì. Non sa quando un’idea è finita e va tagliata. E non ha idea di cosa mi tiene sveglio la notte quando ho un problema da risolvere.

Tutto questo va nella prima riga. Il watermark marca la seconda.

Riempi la prima. La seconda scrivila in chiaro, e scrivila grande, che la prima non te la scrive nessuno!

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