Avevamo già Slick: processi strutturati che funzionavano. E quando hai una base solida, la tentazione è naturale: prendi ogni blocco e ci metti sopra l’AI. Gestione opportunità, gestione vendite, analisi software, architettura, gestione progetto, assegnazione attività agli sviluppatori, coding. Per ognuno, uno o più agenti.
Il piano sembrava solido. Era un delirio.
Ogni agente produceva output. Gli output diventavano documenti. I documenti si moltiplicavano. Le persone passavano più tempo a gestire quello che l’AI produceva che a lavorare. Avevamo costruito una macchina da testo, non una macchina da lavoro.
Siamo tornati indietro.
Una cosa che ho capito nel passo indietro: se con processi strutturati è andata così, chi non li ha è messo peggio. L’AI non crea processi che non ci sono. Li amplifica. Nel bene e nel male.
Abbiamo ricominciato un blocco alla volta. Capire dove l’AI aggiunge davvero valore, non dove sembra ovvio che dovrebbe aggiungerlo. Stabilizzarlo. Poi il prossimo.
Il salto sembrava la scelta coraggiosa. Tornare indietro lo era di più.
